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Conservatorio di musica Benedetto Marcello

Concerto al Teatro La Fenice

Pubblicato il 22/10/2019

CONCERTO pianista Letizia Michielon.
Teatro La Fenice, Sale Apollinee (Venezia).
Mercoledì 13 novembre 2019, ore 20.00.
Ingresso ridotto per studenti - Info.

musiche di

FRÉDÉRIC CHOPIN
Deux Nocturnes op. 27
Quattro Mazurche op. 24
Valzer op. 64 n. 2

LETIZIA MICHIELON
...L’infinito sorriso delle onde... (2012)
omaggio a Luigi Nono

PIERRE BOULEZ
Sigle
Douze Notations

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Grande Sonata Pathétique n. 8
in do minore op. 13

«Chopin propone, suppone, insinua, seduce, persuade; quasi mai afferma», osserva Gide, e «noi ascoltiamo tanto meglio il suo pensiero, quanto più esso si fa reticente».

La vena tragica di un nichilismo corrosivo, dai tratti novecenteschi, cui si associano spleen e angoscia esistenziale, s’intrecciano all’attrazione per le zone più oscure dell’anima, racchiuse nelle soglie liminari che scivolano sul confine tra conscio e inconscio, ascoltate nel rispetto sacrale dell’individualità considerata tesoro irripetibile. Un’intensità semantica preservata grazie al valore salvifico della Memoria, baluardo eretto contro la forza disgregante del Nulla. Grazie all’immaginazione la speranza di felicità, sempre perseguita e sognata, si proietta nell’orizzonte infinito dell’utopia, nonostante la quotidiana frequentazione dell’anima con i propri abissi. Emozioni contraddittorie che pulsano nella cantabilità appassionata dei due Notturni op. 27, si venano di ritmi popolari nelle Mazurche op. 24 e si trasfigurano poeticamente nel Valzer op. 64 n.2.

Idealmente connesso con la poetica chopiniana è il brano …L’infinito sorriso delle onde…., il cui titolo è tratto da un verso del Prometeo incatenato di Eschilo, testo su cui Massimo Cacciari e Luigi Nono stavano lavorando durante l’elaborazione del Prometeo. In quegli stessi mesi veniva alla luce il suggestivo brano pianistico …..sofferte onde serene … a cui questa composizione desidera rendere omaggio.

Sospese tra lutto e speranza sono anche le Douze Notations di Pierre Boulez, composte nel 1945, a soli vent’anni, mentre il compositore francese stava compiendo il proprio apprendistato sotto la guida di Olivier Messiaen. La ricercatezza timbrica chopiniana, rivissuta alla luce della lezione debussyana, cerca un dialogo con il linguaggio seriale di Schönberg, liberamente reinterpretato.

L’innovazione espressionista schönberghiana trova a propria volta fondamento nel classicismo della prima scuola viennese, di cui la Grande Sonate Pathétique in do minore op. 13 di Beethoven, composta tra il 1798-99, rappresenta un’ideale e rigorosa sintesi. L’aggettivo patetique, voluto dallo stesso autore sul frontespizio della Sonata, fa riferimento alla lettura schilleriana del sublime (das Erhabene) kantiano e rivela la partecipazione entusiasta del compositore a uno dei dibattiti più accesi all’interno dell’Aufklärung. «A viso aperto si fronteggi il funesto destino», suggeriva Schiller, poiché «non nell’ignoranza dei pericoli che ci circondano ma nella conoscenza degli stessi, risiede la nostra salvezza». Estetica ed etica si saldano in un linguaggio musicale plastico, specchio di una formazione che costruisce la sua libertà nutrendosi alle radici feconde del pathos, poiché «non possiamo acquisire questo alto senso della libertà che a prezzo della sofferenza».